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Dal cuore di una mamma: il racconto della mia maternità

Ho sempre avuto difficoltà ad immaginare come sarebbe stata la mia maternità e di conseguenza ad immaginare che madre sarei stata.

Durante la mia gravidanza, mi sono sempre chiesta come sarebbe cambiata la mia vita da lì a pochi mesi, perchè l’unica cosa certa dell’essere madre era proprio quella, ma la verità è che non sono mai riuscita a trovare una risposta. 

Quando mi hanno messo Adriano Massimo (Ci tengo a sottolineare il doppio nome altrimenti mio marito chi se lo sente!) tra le braccia è stata una delle sensazioni più belle della mia vita, ma non vi nego che insieme alla gioia c’era anche tanta paura. Paura di sbagliare, di non essere all’altezza di un ruolo così grande e devo dirvi che, per molti mesi dopo la sua nascita, mi sono sentita così.

 Il suo reflusso ed i medici che non volevano riconoscerlo sicuramente non hanno aiutato. Diciamo che il nostro è stato un rapporto che si è costruito pian piano, un legame che nei suoi primi quattro mesi di vita è stato difficile instaurare (su Instagram ho dedicato un reel a tutto questo). 

Le sue urla, l’impossibilità di uscire di casa, la frustrazione del non riuscire a trovare nessuno che fosse disposto ad ascoltarci e l’incapacità di calmare tuo figlio, ti fanno sentire impotente, incompetente e soprattutto in colpa per non riuscire a vivere il tuo bambino come vorresti. 

Ho passato giornate, che poi si sono trasformate in mesi, in cui ero terrorizzata dal rimanere da sola con Adriano e una madre non dovrebbe mai provare un simile dolore. Amarlo? Si certo, lo amavo già più della mia stessa vita, ma ciò non toglie che avere un primo figlio con un reflusso così importante è stato un inizio devastante dal punto di vista psicologico.

Oggi Adriano è la mia più grande ragione di vita, il reflusso è stata solo una bruttissima parentesi, ed io mi godo il più possibile i nostri momenti insieme. Certo, non vi nego che a volte è stancante, anche perché ho un figlio che sembra sia stato fatto con l’argento vivo! Ma mi basta guardarlo per capire che non vorrei essere in altro posto se non lì con lui. Devo dirvi anche che il tempo libero al momento è praticamente inesistente, perchè tra il lavoro e Adriano faccio abbastanza fatica a ritagliarmi dei momento per me. Però in un modo o nell’altro cerco sempre di farlo, perchè penso sia fondamentale per un genitore avere del tempo per se stessi, per fare quello che ci piace fare.

Genitorialità non significa annullarsi, genitorialità per me significa trovare un equilibro tra te e la vita che hai messo al mondo.

La dura verità è che nessuno ci dice cosa accade una volta che si diventa genitori, nessuno ti prepara a cosa significa veramente avere un qualcosa che dipende TOTALMENTE da te, un pò perchè ogni esperienza genitoriale è differente e un pò perchè oggi siamo entrati nell’idea che, soprattutto alla madre, debba piacere ogni aspetto della maternità.

Quindi nei mesi prima del parto ti viene fatta una capoccia tanta e ti vengono forniti i 5 comandamenti del genitore perfetto da tutta una serie di persone che in teoria dovrebbero essere professionisti:

 1. Devi allattare per forza per almeno un anno(altrimenti tuo figlio è spacciato). Se per te non è possibile farlo, non ti piace o non hai latte, amen. 

Io ho allattato mio figlio fino a 3 mesi, perchè il, mio latte con il suo reflusso non erano migliori amici. Avrei allattato di più? Si, perchè mi piaceva, ma non per tutte le mamme è così. Purtroppo, se tra gli anni ’90 e i 2000 si dispensava latte artificiale come se piovesse, oggi o allatti o non sei una madre al 100%.

2. Devi per forza dormire con tuo figlio, perchè se non lo fai il vostro rapporto verrà compromesso per sempre. 

Ora…non ho nulla contro il bedsharing o il cosleping, però un conto è che il genitore lo faccia perchè vuole realmente dormire con suo/a figlio/a, un conto è che lo faccia perchè non ha scelta o perchè appunto gli hanno riempito la testa di robe improbabili. Quella più frequente è che l’attaccamento sicuro debba per forza instaurarsi nell’unico momento della giornata in cui una madre e un padre possono riposarsi. Cioè quando il bambino dorme.

3. La televisione assolutamente no prima dei due anni.

Se sei da sola, se devi preparare il pranzo o la cena per tuo figlio, o magari devi farti una doccia perchè l’ultima l’hai fatta prima che partorissi, in sostanza ti attacchi. 

4. Non devi utilizzare la parola no, perchè va a minare l’autostima di un bambino

Questo è quello che mi fa più sorridere… ok, finché non camminano bene e gattonano poco ci può anche stare, ma quando iniziano essere dei toddlers in cui passano 13 ore al giorno a trovare un modo per suicidarsi, voglio vedere come fai a formulare una frase come “Adriano devi capire che questo non..” senza che si siano sfracellati da qualche oggetto su cui sono saliti, senza che abbiano mangiato lo spazzolone del bagno o peggio si siano causati un trauma alla retina per essersi spruzzati delle sostanze chimiche negli occhi

5. Autosvezzamento o svezzamento classico, non ci sono vie di mezzo

Questo ahimè succede anche sul discorso sonno, o sei da una parte o sei dall’altra. Ma vorrei farvi una domanda…siamo sicuri che essere genitori significhi o bianco o nero? Le vie di mezzo sono sempre percorribili, basta trovare qualcuno disposto ad ascoltarvi.

Con questa lista tu dovresti avere tutte le informazioni necessarie per sapere cosa significa essere un genitore. invece che succede? Succede che ti scontri a brutto muso con la realtà e ti accorgi che in realtà non sai nulla e che l’unico modo per imparare è sbagliare. Siate voi stessi, non ci sono regole giuste o sbagliate. So che può sembrare scontato, ma vi assicuro che quando si diventa genitori e si è bombardati da cosa sia giusto e cosa no, si entra in un loop da cui è difficile uscirne. L’ho sperimentato il prima persona purtroppo. Ho cominciato a vivere il mio essere madre quando ho deciso di agire secondo quello che mi sentivo e non secondo quello che diceva la gente, ed è proprio questo il motivo che mi ha spinto a creare questo blog.

Qui troverete la mia storia, l’esperienza della mia maternità, raccontata senza filtri e senza incarnare uno stereotipo che non fa parte di me.

In questo spazio vorrei veramente che quello che scrivo, possa supportare le mamme a sentirsi meno sole, perchè non c’è scritto da nessuna parte che la maternità debba essere sempre semplice, appagante e meravigliosa. La maternità e Felicità, ma è anche dolore, la maternità è un’infinita scala di grigi dove non sempre è semplice trovare la sfumatura giusta.

Non abbiate paura di vivere la vostra genitorialità, parola di una mamma.

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