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Inserimento asilo nido un trauma per i bambini o per noi genitori?

Come più volte ho raccontato nelle mie storie Instagram, ho iniziato l’inserimento di Adriano Massimo il 3 settembre. Oggi siamo al 27 Settembre e posso dire che questa traumatica e prosciugante esperienza si è finalmente conclusa!

Ho passato più di due settimane a chiedermi quando sarebbe arrivato questo famoso “switch” di cui le educatrici parlavano e che sembrava non arrivare mai. Ma sapete qual’è la stata la cosa peggiore di tutto questo? che dopo averlo lasciato tra lacrime, urla e singhiozzi, sei “costretta” a rimanere in sala d’attesa, finché tuo figlio non sarà inserito.

Vi confesso che sono state le due settimane più lunghe della mia vita (ero rimasta una delle poche “elette” ancora presenti, praticamente conosco tutto l’asilo!). Comunque…mentre aspettavo e venivo mangiata dalle zanzare, il mio cervello viaggiava senza controllo e per tutta la durata della mia permanenza lì, si chiedeva “starà piangendo?”, “anche oggi sarà così traumatica”, e poi arriva la più insidiosa delle domande …“ma starò facendo la cosa giusta?”. Quest’ultima devo dire che è stata quella che ha occupato maggiormente le mie mattinate e più provavo a cacciarla via più tornava come un boomerang. 

Vi racconto tutto questo per dirvi che, nonostante io faccia un lavoro in cui so benissimo quanto il pianto sia normale, quanto il pianto sia l’unica forma di protesta che un bambino ha e quanto vada accolto, per me è stato complicato gestire le mie emozioni, gestire il mio dispiacere. Uso l’aggettivo “mio” perchè sono fermamente convinta, e questa esperienza me lo ha confermato, che cambiamenti importanti come l’inserimento al nido, siano molto più traumatici per noi che per i nostri figli.

La verità è che quando si diventa genitori, ci si trasforma un pò tutti in “cuori di burro” e fare il conto con le emozioni e sensazioni diventa difficile. Quello che posso dirvi è che la cosa che mi sono ripetuta per innumerevoli volte, come se fosse un mantra, è che dovevo essere positiva per il suo bene e vi confesso che questo mi ha aiutata tanto nei momenti di sconforto. Anche perchè ricordatevi che i bambini sono molto più ricettivi di noi adulti sulla sfera emozionale, quindi, il nostro atteggiamento nei confronti delle nuove esperienze, dei traguardi e del distacco condiziona tantissimo le loro reazioni.

Vi faccio un esempio sul mio campo: se una mamma o un papà, durante il percorso del sonno, si mostrano tranquilli, sereni e si lasciano guidare, vi posso assicurare che il bambino a sua volta prende i cambiamenti con molta più serenità rispetto ad un figlio di un genitore ansioso. Con questo non voglio dire che dobbiamo nascondere le nostre emozioni, ma che dobbiamo imparare a gestirle, a conviverci e anche a ridimensionare un pochino quello che i nostri figli stanno affrontando. 

Non vi nego che ci sono caduta anche io nel “OHMIODDIOILNIDOGLILASCERA’TRAUMISENZAPRECEDENTI”, ma poi mi sono ricordata che a due anni e mezzo mia madre mi ha lasciata dentro la classe e non l’ho più vista fino all’orario di uscita. Ho pianto? Si, sono rimasta traumatizzata? Direi di no.

Pensate che oggi si fanno dalle 2 alle 4 settimane di inserimento e, nonostante questo, sui social leggo post improbabili (che hanno un sacco di seguito tra l’altro..forse dovrei cominciare anche io!) In cui fanno leva sulle emozioni dei genitori per vendere guide o pacchetti su “come ridurre il trauma dell’inserimento a scuola”. Ora…va bene voler aiutare i propri bambini, va bene fare un inserimento graduale e con la presenza del genitore, ma siamo sicuri che l’inserimento al nido possa definirsi “trauma”?

A me già solo sentire la parola mi si accappona la pelle, però…lascio tirare a voi le conclusioni.

Ah un’ultima cosa però voglio dirvela…Adriano stamattina ha preso il suo zainetto, mi ha dato la mano, siamo entrati nel giardino della sua scuola, mi ha abbracciata, è andato sereno nelle braccia della sua maestra Veronica ed io avevo il cuore che mi scoppiava di gioia.

Parola di mamma burro!

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